Durata

70 minuti

Debutto

2012

Autori

Elena Carloni

Regia

Natalia Magni e Elena Carloni

Attori

Natalia Magni

La voce di Isabella è di Elena Carloni
la voce di Nadia è di Teresa Federico

Musiche

Leonardo Cavallo

Caratteristiche tecniche

Può essere replicato in qualsiasi spazio.
Materiale tecnico richiesto su piazza.
Carico elettrico inferiore a 15 KW.
Misure scena min 5x4 metri.

Specifiche spazio teatrale

Qualunque tipo di spazio, teatrale o non, con o senza graticcia, all'aperto o al chiuso.

Lo spettacolo può essere realizzato anche in spazi anche non propriamente teatrali (saloni, palestre, etc.), così da portare il Teatro anche nelle Scuole che non possono organizzare una “trasferta”.

Disponibilità

Tutta la stagione in corso e la prossima stagione, compresa l'estiva

Pubblico di riferimento

Adulti e studenti delle scuole medie e superiori

Anima ardente

Il fil rouge che unisce Isabella Morra, vissuta in Lucania nel XVI secolo, e Nadia Anjuman, morta a Herat, Afghanistan, nel 2005 è un filo tessuto dalla loro comune forza: il filo delle parole e della poesia.
Pur vissute in epoche e contesti diversissimi, le due donne hanno infatti pagato con la vita il loro essere poetesse.

A raccontarne le vicende sono due personaggi femminili, testimoni emotive dei loro tragici destini: una giornalista italiana di stanza in Afghanistan, e una dama della Lucania cinquecentesca.

Entrambi i personaggi “testimoni” sono volutamente interpretati da una sola attrice, mentre è lasciato alle rime il compito di dar voce alle due poetesse.

In tal modo l’accento dello spettacolo va a porsi sulla traccia che la poesia, l’arte e ogni altra espressione della creatività e dello spirito umano lasciano, come un seme, nel cuore e nelle menti di chi le ascolta.

Il tema dello spettacolo è infatti quell’essenza, quella forza non altrimenti definibile che spinge avanti l’umanità nonostante ogni tipo di gabbia e che non raramente, in maniera silenziosa e spesso drammatica, è portata avanti dalle donne.

Isabella e Nadia. Due donne legate da un comune destino, da una vita che vita non è, ma piuttosto una culla drappeggiata di nero; sepolte vive nella acquiescenza del loro mondo, sacrificate sull’altare del patriarcato e dell’ignoranza. Isabella e Nadia seppero raccontare la propria voce però nel canto libero della poesia.

Isabella e Nadia sentivano nel profondo del loro animo che soltanto la morte le avrebbe liberate da questo mondo di oppressione, di subordinazione e annientamento della identità. Urlavano allora nei versi l’anelito alla vita. La speranza mai sopita di un cambiamento, l’illusione mai realizzata di una vita migliore. Il conforto mai arrivato degli affetti. Perché proprio dai consanguinei, i fratelli dell’una e il marito dell’altra, arrivò loro la morte. Morte emotiva e sentimentale, prima, e infine terrena.

 

 

Isabella e Nadia osarono esprimere il loro desiderio di vita, osarono sognare di farsi voce, di farsi arte, di farsi poesia. Di queste due poetesse, che celebravano la vita come solo chi vive nel silenzio di una tomba perenne può fare, restano poche liriche e un destino comune nella vita e nella morte. Una morte per mano di chi avrebbe dovuto proteggerle e donare loro una vita ricca e serena.

Ma di queste due donne la morte non è passata inosservata. Anche noi ne abbiamo raccolto il testimone per raccontare altre due donne, che si assumono il ruolo e il dovere di non permettere che venga dimenticata. Donne tradite, donne in fuga, donne sospese.
Due altre donne che di quella morte fanno il trampolino della propria rinascita.

Video

Critica

“Non casualmente i due personaggi sono interpretati da un’unica attrice, l’intensa Natalia Magni. Lo spettacolo (…) ha molto emozionato il pubblico presente.” LeggereTutti

“L’intenso, elegiaco monologo «Anima Ardente» di Elena Carloni, (…) una grande prova d’attrice per la bravissima Natalia Magni (…) il cui volto ha l’allure adatto a descrivere situazioni e sensazioni; (…) l’attrice unisce, all’istante, 500 anni e mondi tanto diversi con ritmo e tensione drammaturgica. Rabbia, riflessione, scoramento, rivalsa, dolore, temperamento e riscatto femminile, tante sfaccettature psicologiche pienamente espresse in scena”. Latina Oggi

“Il testo procede per intersecazione ragionata di dialoghi ellittici, di tempi, contesti e situazioni, e attraverso un’alternanza dei due ruoli definiti da pochi ma precisi elementi distintivi: il chador, uno scialle, un cellulare e una scatola di legno… La Magni è versatile e incisiva, e passa con disinvoltura da una figura all’altra, trovando anche nella forma colloquiale e quotidiana, momenti di verità e partecipazione.” Oltrecultura

Repliche

22/04/2012 Nave dei Libri
08/03/2013 Latina, Corde
05/04/2013 Padova, CSO Pedro
27/07/2013 Padova, il Chiosco
02/11/2013 Roma, Teatro Tordinona
10/11/2013 Roma, Forte Fanfulla
19/10/2017 Fiorenzuola d'Arda, Teatro Verdi