Durata
60
Debutto
2026
Autori
Natalia Magni
Regia
Natalia Magni
Attori
Lorenzo Bancale, Teresa Campus, Emma Casini, Carlo di Chiara, Luca Molinari
Scene e costumi: Giuseppe Bellini
Aiuto regia: Claudia Vegliante
Caratteristiche tecniche
Può essere replicato in qualsiasi spazio.
Materiale tecnico richiesto su piazza.
Carico elettrico inferiore a 15 KW
Misure scena min 5x4 metri
Specifiche spazio teatrale
Ideale per gli spazi museali, è adatto a qualunque tipo di spazio, teatrale o non, con o senza graticcia, all'aperto o al chiuso.
Disponibilità
A partire dalla primavera 2026
Pubblico di riferimento
Per tutti, lo spettacolo può anche essere replicato per i ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori.
La Sacra primavera Nostra
In una sala comune semi-decorata, tre adolescenti, un anziano e una giovane donna si ritrovano a preparare assieme una rievocazione storica della “Primavera Sacra”, l’antico rito sabino del “Ver Sacrum”.
I giovani sono lì controvoglia: Luca sconta un atto di bullismo scolastico contro l’amica di infanzia Emma; la ragazza, costretta a sorvegliarlo, è confortata solo dalla presenza di Lorenzo; l’amico storico di entrambi funge da complice e mediatore tra i due. L’ingresso di Carlo, da poco rientrato da cinquant’anni oltreoceano, e di Teresa, giovane donna attiva nel territorio ma a corto di volontari, scombussola le carte.
Mentre cuciono tuniche, costruiscono totem e giocano a tressette, tra i cinque personaggi si intessono conversazioni che attraversano generazioni, geografie e destini diversi. Carlo racconta la fatica dell’emigrazione e la potenza della nostalgia; Teresa parla del coraggio di restare in una terra che si spopola e di scommettere sul retaggio familiare; Emma e Lorenzo rivelano i propri sogni compressi tra ambizioni personali e ristrettezze strutturali che ne impediscono la realizzazione. Luca, il più disilluso, è anche il più lucido nell’inquadrare il Ver Sacrum: non un rito sacro, ma una politica demografica.
Un rito che si ripete ad ogni generazione: quando manca cibo, lavoro e spazio, i giovani, come le api, sciamano, ovvero vengono mandati via, costretti a cercare il proprio futuro altrove, al seguito di una bandiera che allora si chiamava animale sacro ed ora si chiama mobilità.
La pièce si chiude su una domanda senza risposta: chi resta e chi parte? E soprattutto: chi sceglie davvero?
Una commedia di grande attualità, che racconta con leggerezza un rito antico e lo contestualizza alla luce dei grandi temi del nostro tempo: la migrazione, le radici, l’appartenenza, emergono con forza, mettendo in parallelo le antiche migrazioni del Ver Sacrum con quelle moderne. Il passato degli antichi popoli italici si riflette così nelle inquietudini del presente, dando vita a un racconto corale di crescita e identità.

Un progetto nato da una sinergia di intenti con la direttrice del museo civico di Rieti, Francesca Lezzi, e accolto con entusiasmo dall’assessore alla cultura Letizia Rosati, che si inserisce nel più ampio percorso di valorizzazione culturale del territorio legato a “L’Aquila 2026, una grande avventura per Rieti”.
Lo spettacolo viene poi inserito nelle iniziative del SIMBAS, Sistema territorriale Integrato Musei, Biblioteche, Archivi Sabina e Cicolano, per l’estate 2026.















Video
Repliche
12 aprile 2026 Chiostro del Museo Civico di Rieti11 luglio 2026 Chiostro del Museo Civico di Rieti




